Analisi del percorso iconografico dei temi mitologici nell'arte del Rinascimento e del Barocco

Come è noto, nella pittura europea del XVI e del XVII secolo, la mitologia ha rappresentato un’ottima base culturale e iconografica sulla quale lavorare. Dopo l’arte romana, con il diffondersi del cristianesimo, vengono meno le rappresentazioni legate al mondo pagano e il dogma della Chiesa impone alle maestranze artistiche rigidi canoni iconografici, accettando dal mondo antico solo quelle storie mitologiche che potevano facilmente essere convertite con artificio in storie cristiane. A partire dalla seconda metà del Quattrocento, con la nascita dell’Umanesimo e la riscoperta di testi, medaglie e statue antiche, assistiamo presso le maggiori corti italiane ad un grande sviluppo dei temi mitologici nelle committenze agli artisti: per limitarci ad un solo e significativo esempio si pensi alla produzione botticelliana per i Medici a Firenze. Addentrandosi però nei meandri della produzione artistica rinascimentale, va considerato il fatto che non tutti gli artisti disponevano di fonti primarie per i temi mitologici, come precisò lo storico dell’arte Seznec:   « In realtà, nel caso particolare della mitologia, non sempre gli artisti e i letterati rinascimentali hanno attinto direttamente alle fonti, ma spesso si sono accontentati di un’informazione di seconda mano desunta da opere contemporanee, manuali o dizionari che raccoglievano e ordinavano il patrimonio mitografico classico..»[1]. E’ nel Cinquecento che fonti iconografiche pertinenti scene mitologiche si diramano e diffondono, grazie alla diffusione di incisioni e disegni, in tutta Europa. Eroi, eroine e divinità dell’antichità come Lacoonte, Venere, Apollo, vengono studiati e rappresentati in vari modi da artisti come Pinturicchio, Bandinelli, Correggio, Tiziano, Michelangelo. Dopo il Rinascimento possiamo dire che l’interesse per questi temi non avrà più fine: il classicismo nell’arte si avvarrà sempre della mitologia. È interessante notare come nel corso dei secoli, nelle arti figurative, siano mutate le modalità di rappresentazione dei singoli personaggi dell’antichità e del mondo mitico. Così come l’iconografia cristiana ha avuto nella storia una incessante e continua trasformazione, nello stesso tempo anche quella mitologica ha subito molti cambiamenti. Questi mutamenti nella storia dell’arte sono normalissimi: come mutano gli stili, il rapporto artista/committente, il gusto, cambia anche l’iconografia religiosa o mitologica. Ciò che è importante però è capire in che modo avvengono, quali singole fonti – iconografiche o letterarie –  vengono seguite dall’artista o indicate dal committente e infine che rapporto intrattengono questi cambiamenti in relazione al gusto corrente[2].

Questo saggio, che parte come studio iconografico delle raffigurazioni mitografiche dal Cinquecento al Seicento, si propone di analizzare caso per caso, come quello famoso della Danae, che da Correggio, a Tiziano, a Rembrandt vede scomparire il motivo della pioggia di monete, i cambiamenti apportati dagli artisti in relazione alle contingenze storico-culturali nelle quali hanno operato.

 
Giuseppe Cipolla


[1] Seznec J.- La sopravvivenza degli antichi dei. Saggio sul ruolo della tradizione mitologica nella cultura e nell’arte rinascimentali, Bollati Boringhieri, Torino, 1992

[2] Cfr.il capitolo sull’iconografia in G.C.Sciolla, Studiare l’arte, Metodo, analisi e interpretazione delle opere e degli artisti. Utet libreria, Torino, 2001

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