Luca Carimini è tra i primi architetti a porsi il problema di un nuovo linguaggio per Roma Capitale. La sua ricerca muove da una ispirazione di carattere neomedievale per approdare a un forte interesse per il Quattrocento, in particolare per Antonio da Sangallo. Questa sensibilità per le proporzioni ideali si riverbera in tutte le sue opere, da Sant'Ivo dei Bretoni a San Giuseppe di Cluny, da palazzo Brancaccio a palazzo Blumensthil.